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Dolce piccola Alice

Carina, treccine bionde, un bocconcino irresistibile.
La voglio.
Qualche giorno per prendere confidenza, una semplice caramella, due complimenti. Roba da non credere, come gli orchi nei racconti delle mamme…
E’ bastato afferrarla per un braccio e trascinarla in macchina, mentre giocava in giardino con la sua bambola. Adesso è lei la mia bambola. Una piccola dose di cloroformio, eccola là addormentata e legata dietro il mio sedile.
Ci divertiremo piccolina, appena ti sveglierai, vedrai…
Basta trovare un posto tranquillo, lontano da occhi indiscreti, via da questa strada trafficata.
Ma che vogliono questi?
Perché accendono fari incrociandomi, perché mi lampeggiano?
Vuoi vedere che… mi segnalano una pattuglia della Polizia sulla strada.
Un posto di controllo, un posto di blocco. Temono che mi possano fare una contravvenzione per la velocità…
Devo svicolare prima. Addio sbirri.
Grazie amici.
Grazie della preziosa segnalazione.
Grazie anche a nome della piccola Alice.

 

“A tutti coloro che in strada, segnalano agli altri automobilisti la presenza delle forze dell’ordine”

buona-notte-good-night-2Si celebra anche quest’anno, il 17 marzo, la “Giornata mondiale del sonno” , patrocinata da eminenti associazioni, immancabili politici ministeriali e addirittura dal Senato.

In breve si vuole sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del sonno giusto e ristoratore, perché pare che anche gli italiani, abbiano qualche problema a trascorrere notti serene e quiete.

Specialmente se nel bel mezzo della fase rem si trovano un ladro, magari armato, a gironzolare per casa.

Che ne direste, cari Onorevoli e Senatori, tanto per aggiungere qualcosa di concreto al prestigioso logo da applicare ai manifesti dell’evento, di far assumere qualche poliziotto in più?

Visto mai che qualche Volante per strada aiuti a far fare sonni tranquilli ai nostri cittadini?

Il bravo poliziotto si sta preparando per iniziare il servizio.
Sa che tra poco dovrà correre più veloce del criminale; per far questo si è comperato di tasca sua, un bel paio di scarponcini in pelle, comodi e caldi, che le scarpe in dotazione…
Sa che tra poco potrebbe aver bisogno di contestare delle violazioni stradali; per questo si è comprato di tasca sua un bel codice della strada…
Sa che probabilmente dovrà redarre degli atti per i quali sarebbe davvero di aiuto un codice penale, magari anche la procedura. Per questo se li è comperati di tasca sua…
Sa che le notti in strada sono buie e fredde; per questo si è comperato un bel berretto di lana, un paio di guanti ed una torcia…
Sa che se dovesse ferirsi, dovrebbe pagare cure e terapie di tasca propria, pagarsi anche lo psicologo, servisse…

Il bravo politico si sta preparando per votare un ennesimo taglio di risorse per la sicurezza e magari un altro indulto.
Sa che tra poco dovrà correre più veloce del poliziotto…

Liberamente ispirato da una mail di Patrizia Bolognani

Sbirro torturatore

Pubblicato: 7 novembre 2015 in Uncategorized
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Eccomi, “in assetto antisommossa” lo chiamano in tv… fa audience dirlo evidentemente.

Sembra tutto tranquillo. No, parlato troppo presto. Azz che botto, un petardone a pochi metri da me. Eccone un altro, più vicino, una vetrina va in frantumi, vedo del fumo nero e mi fischiano le orecchie. Ci ordinano di intervenire per limitare i danni. Mi lancio:

“ Senta, scusi, si dico a Lei, non dovrebbe gettare quei petardi così grossi vicino alle persone…”

“…”

“No, guardi, Lei, non sfondi quella vetrina con quella fioriera… no, nemmeno quell’altra…”

“…”

“ Mi permetta di dissentire sul fatto che stia imbrattando i muri e i cartelli stradali con della vernice spray, se continua vengo là e le faccio passare un brutto momento!”

“…”

Nessuno che mi risponda però, che maleducati…

“ No, assolutamente no, le intimo di sospendere la sua attività volta ad incendiare una autovettura privata!”

Bene, credo di aver svolto egregiamente il mio servizio, sarebbe anche ora di andare a casa direi… Come dice capo, devo consegnare il tesserino? Sospeso dal servizio, indagato? Io? E per quale ragione?

Leggo il verbale che mi inchioda: Minaccia grave per aver prospettato un brutto momento… in una parola:

Tortura!

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Pensate a due numeri. Anzi no, ve li suggerisco io. Zeroundici e zerosedici. Apparentemente sono solo due numeri. Nemmeno molto grandi, sicuramente anonimi nello spazio infinito della matematica. Assumono più personalità nel mondo della numerologia più o meno esoterica che ne interpreta e svela il significato con interpretazioni curiose, divertenti e a volte inquietanti.
L’undici, per esempio (tralasciamo lo zero come insegnava il professor Stoppa alle medie) è indicato come la dozzina del diavolo (nientemeno), la forza e il coraggio,  gli amori clandestini l’esuberanza; nella smorfia sono ‘e Suricille ovvero i topi. Considerato numero funesto per gli attentati dell’11 settembre negli Stati Uniti, per quelli dell’11 marzo a Madrid e per lo tsunami e il disastro nucleare dell’11 marzo in Giappone.
Il sedici invece  rappresenta l’essenzialità e il cambiamento, la natura, la campagna, l’ecologia, la fedeltà, i sentimenti sinceri, i mestieri umili.
Più terra terra il significato che ne da la smorfia, collegandolo al lato B del corpo. Su un sito morigerato ho trovato che significa “il sedere” ma la versione ufficiale è più diretta e si descrive con sole quattro lettere.
Le ultime tre sono ulo.

Ma se lo chiedete a un poliziotto, zeroundici e zerosedici assumo tutto un altro significato.
Sono l’inizio di tutto; sono la richiesta e la conferma via radio, che le cose vanno bene, che siamo in contatto, che siamo uniti, che qualsiasi cosa accada possiamo contare su qualcun altro. Che non siamo soli, che per un poliziotto là fuori, credetemi non è poco.
Non credo di svelare chissà quale segreto rivelando questa piccola parte del Codice Monza, quel manuale vecchiotto e forse mai usato completamente che a noi, poliziotti addestrati negli anni ottanta subito dopo la riforma, hanno fatto imparare a memoria. Consegnato su un foglietto ingiallito ad inizio delle lezioni di “Comunicazioni” e ritirato subito dopo con il divieto assoluto di ricopiarlo, di diffonderlo finanche di parlarne. “ Non dovete dirlo nemmeno alla vostra morosa!!” tuonava il brigadiere Casale della Scuola di Polizia di Trieste. E chi ce l’aveva una morosa a quell’epoca…
Quei due codici, che nella versione “large” sono > ovvero > seguito dalla risposta > cioè <> erano e sono ancora la sigla iniziale di ogni pattuglia che esce, di ogni equipaggio che torna in strada, di ogni poliziotto che vuol far sapere che là fuori c’è anche lui.
Quanto era rassicurante quel “zero sedici” che ti arrivava dalla centrale, con quella fonica un po’ metallica, quel fruscio iniziale e il pirulì pirulì della selettiva. Quanto ti faceva sentire professionale se qualche “estraneo” passando vicino alla volante allungava l’orecchio per carpire qualche parola.
E l’effetto si moltiplicava quando la voce della centrale assumeva i toni acuti di una voce femminile.
Io questa fortuna l’ho avuta, Isabella, la prima donna sul mio turno, a dare la voce alla Centrale Operativa di Trento.
Faceva un po’ strano, non c’eravamo abituati, ma faceva anche molto America a quel tempo, sembrava di essere in un telefilm. E così, per noi del quinto turno, la voce della centrale divenne improvvisamente femminile, e a pensarci adesso non poteva essere altrimenti: Tutto quel che ci riguardava discendeva da Eva: La Volante, La Questura, La Polizia, La Centrale Operativa e anche La Dirigente. Ovviamente la nostra autovettura era Una Signora Alfa Romeo.
Turni su turni, notti e giorni, mesi a parlare, a chiedere e a rispondere senza vedersi se non a fine turno.
E poi di nuovo un altro giorno e un nuovo “zero undici”uscendo in via Perini a notte fonda e l’attesa di quel “zero sedici” quasi come una pacca sulla spalla. Andate, che la fuoric’è bisogno di voi.
Ero di fronte al mare, quel giorno caldo di giugno in cui mi giunse la notizia che la voce di Isabella era stata zittita per sempre da un male senza scampo. La sua voce non sarebbe stata mai più quella della Centrale.
Forse fu un gesto stupido ma alzando gli occhi al cielo, mi venne naturale lanciarle in silenzio, per l’ultima volta, il mio “zero undici”.
In risposta mi giunse il verso di un gabbiano, che sul momento e contro ogni logica volli tradurre nel suo “zero sedici” di tante volte.
Zero sedici anche da noi del quinto turno Isabella. Ti sentiamo forte e chiaro.

DASPO? Roba vecchia, meglio l’OASPO

Pubblicato: 23 febbraio 2015 in Uncategorized
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Dopo aver minacciato nientemeno che il ritiro del passaporto ai terroristi, ecco un’altra astuta contromossa, stavolta per arginare il problema teppisti travestiti da tifosi:
Il DASPO, ovvero il divieto di accesso alle manifestazioni sportive. Pareva strano che qualcuno non estraesse questo miracoloso toccasana dal cilindro. Ma chi è questo genio? Non per fare il guastafeste, ma a me sembrava che i disordini fossero avvenuti fuori dallo stadio e che quindi, forse, sarebbe più indicata una misura  contraria, ovvero l’oaspo, obbligo di accesso agli stadi, possibilmente senza passare per le vie delle città… potrebbe essere un’idea?
Nell’attesa che il geniale Ministro dell’Interno ne spari un’altra più grossa e magari piu originale (anche l’impiego dei militari è cosa già vista e poco efficace; ricordate quello col pizzetto che metteva soldati dappertutto?) e in attesa che il nostro Capo della Polizia dica qualcosa, qualsiasi cosa (speriamo non cretini stavolta..) ma che la dica, potremmo applicare il Daspo al Ministro dell’Interno, ma con una piccola modifica, una sola lettera in più:
Il DAISPO. DAI, SPOstati, e lasciaci lavorare.

demolizione_brunoCerto che è un bel dilemma.
Sebbene i militanti si siano a lungo interrogati sull’opportunità di fare uscire la notizia per non essere strumentalizzati, poi l’hanno fatto… insomma quando è troppo è troppo. Denunciano che “ignoti sono entrati al Centro sociale Bruno a Trento sfondando una finestra al secondo piano e portandosi via gran parte dell’attrezzatura…” si legge sul web. Poi, “… il danno arrecatoci è quantificabile in circa 6.000 euro e la gravità non risiede solo nel danno economico subito ma nel fatto che sia stato violato uno spazio sociale autogestito.”
Improvvisamente per questi signori il violare gli spazi altrui è diventata una azione grave. Spero che tale affermazione venga ricordata in futuro…
Comunque si tratta di un furto, che magari sfuggirà, grazie a qualche aggravante, alla mannaia delle depenalizzazioni, quindi via con le indagini come nel 2007, quando, dopo un analogo episodio la Polizia recuperò la refurtiva restituendola al centro sociale.
Insomma, secondo questa campana, denuncia o non denuncia, corre l’obbligo di risalire agli autori di un tal grave gesto.
Stessa campana, suonata invece da un novello professore universitario ed ex attivista di analoghe congregazioni, tal Francesco Caruso, gesti come questi vanno giustificati, perché se i ladri rubano, la colpa è delle diseguaglianze create dai ricchi e le rapine sono un metodo violento che i poveri hanno per recuperare la ricchezza loro estorta…
Insomma che li prendiamo o no, scontenteremo sempre qualcuno.
E’ un duro mestiere il nostro…