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Non era una multa. Era molto peggio.

Pubblicato: 23 luglio 2017 in polizia

Stamattina mi è stata recapitata questa comunicazione con lettera raccomandata. All’inizio temevo fosse una contravvenzione.

 Purtroppo era molto ma molto peggio.
Ve la riporto integralmente.

Al Sig. Tommaso Costalta

(detto Javert)

Ispettore Capo della Polizia di Stato

OGGETTO: Comunicazione obbligatoria ai sensi dell’art. 43 del C.U.C. (*)

Il sottoscritto Anzol Elemiah, in relazione all’incarico assunto il 9 aprile 1964 alle ore 22.30 presso l’Ospedale Civile S.Camillo di Trento per ordine Superiore, con la presente comunica, come previsto dalla Norma in oggetto, gli episodi di categoria C nei quali ha prestato il proprio risolutivo intervento e regolarmente registrati  presso il Celeste Casellario.

All’età di anni 2 e 5 mesi, per emulare suo padre elettricista infilava un ferro da calza nella presa di corrente del soggiorno causando una fiammata che investiva Lei e il gatto di famiglia, causando la caduta immediata e dolorosa del manto del felino ma rimanendo Ella illeso

All’età di anni 12, 1 mese ed 8 giorni precipitava dal ciliegio della tenuta Cesura di Susà di Pergine finendo, dopo un volo di 4 metri, sul sottostante carro, causando lo spappolamento di kg 56 di rubini frutti già pronti per il conferimento ma rimanendo illeso. Nell’occasione Suo padre invocava svariate Divinità con epiteti non proprio eleganti e che saranno a Lei addebitati con modulario 6F valevole nel conto finale a Suo carico.

All’età di anni 16 e 9 mesi si addentrava volontariamente sulla superficie ghiacciata del lago di Caldonazzo in un’incosciente gara di coraggio col Suo degno amico Renzo, procurando la rottura della crosta con conseguente bagno gelato, perdita della scarpa destra ma rimanendo illeso seppure con un principio di assideramento.

I 756 episodi di categoria D ed E, che mi hanno visto partecipe nello scongiurarne nefasti esiti, con particolare frequenza durante la sua attività di servizio presso la Squadra Volante della Polizia di Stato, non saranno qui elencati ma sono comunque stati protocollati e validati dal Superiore Ministero Celeste

Come previsto dalla norma in questione, giova rammentare che all’età di 19 anni  veniva da me, mediante apparizioni notturne e segnali inequivocabili fortemente sconsigliato dall’intraprendere la carriera di poliziotto invitandola ad avviare una più remunerata e considerata attività come politico, mariuolo o nullafacente ovvero di privarsi di qualsiasi documento di identità entrando a far parte del clan degli sconosciuti irregolari mantenuti. Consiglio  da Lei elegantemente ma decisamente snobbato. All’età di 21 anni, in occasione della sua conferma nei ruoli della Polizia di Stato, Le rinnovavo i citati consigli, segnalando come il Suo lavoro venisse continuamente vanificato a seguito dei continui indulti, amnistie, svuotacarceri e attività analoghe. Anche questo secondo consiglio non veniva da Lei preso in considerazione.

Tanto premesso, a distanza di 32 anni dall’ultimo invito senza aver mai cessato di svolgere il mio incarico con dedizione e, come ammetterà, successo, considerato che:

1. la prassi di svuotare periodicamente le carceri, vanificando in sostanza l’attività Sua e dei Suoi colleghi non è cessata;

2. i futuri Suoi interventi lavorativi, qualora portati a compimento con decisione o con l’uso della forza, saranno additati quali tortura con le conseguenze che ben conosciamo e in merito alle quali nemmeno la mia autorità può limitare ;

3. che l’abitudine di accoltellare i Suoi colleghi e quindi Lei, viene considerata alla stregua del reato di imbrattamento di cose altrui;

4. che commentare pubblicamente un comportamento pericoloso messo in atto da uno straniero citando il nome di un politico invano, manco fosse il mio titolare, comporta la sospensione dal servizio;

e siccome i miei poteri sono celesti sì ma non illimitati, comunico con dispiacere le mie dimissioni dall’incarico di Suo Angelo Custode.

Ai sensi del C.U.C. (*) trascorse 48 ore dalla notifica del presente comunicato sarà mia facoltà accollarmi un nuovo incarico che auspico, qualora vi sia compatibilità, a favore delle nuove risorse che stanno salvando il Bel Paese dalla rovina.

In fede
Anzol Elemiah
(*) Codice Unversale Celeste

Che dire, mi sa che da domani mi prendo un po’ di ferie.

Sulla mia pelle nuda

Pubblicato: 16 luglio 2017 in polizia

E così è arrivato il momento dell’addio. 
Finisce qui, dopo trentaquattro splendidi anni. D’estate, stessa stagione del nostro primo incontro perché la nostra è stata sempre una storia estiva, di quelle che si ripetono e si rinnovano puntualmente con le prime giornate calde per poi spegnersi con l’approssimarsi della brutta stagione. 

Quanto ti avevo desiderato, voluto, spiato, sognato di “averti sempre addosso” come cantava Vasco Rossi in quei tempi. E alla fine ci sono riuscito. Eri finalmente mia. Elegante ma sobria, discreta ma con una indiscutibile originalità e una personalità inequivocabile. Mai una grinza turbava la tua impeccabile apparenza. Quante storie potremmo raccontare. Quella volta che un acquazzone ci sorprese in piazza e le gocce di te sulla mia pelle che non se ne volevano andare più o quel bagno troppo energico e il tuo colore che virava verso quello del cielo. Siamo cresciuti assieme, io contando qualche capello bianco in più e tu che ti rendevi più morbida nelle forme ed infine impreziosita da piccole vezzosità dorate.

Ma tutte le storie, specialmente quelle belle, prima o poi finiscono.

Anche se la mia pelle ora non sarà più accarezzata da te, non dimenticherò mai quello che sei stata per me.

Addio camicia Atlantica.
(Dedicato ai poliziotti che l’hanno indossata)

 

Con una puntualità che oramai non sorprende più, ecco sbucare con comunicati, mozioni e proclami i politici nostrani, paladini della sicurezza, esperti dell’ordine della nostra già tranquilla Provincia. Con poca originalità tra esponenti di ogni schieramento, i nostri alfieri ora si contendono le stesse ricette cambiando solo il nome ai medesimi ingredienti: rigore, fermezza, ordine, espulsioni, accompagnamenti, identificazioni, denunce, arresti. Peccato che tutte queste paroline, grazie alla costante attività di demolizione e di delegittimazione messa in atto negli ultimi anni, abbiano nella sostanza perso gran parte del loro significato. Depenalizzazioni in serie, indulti, sanatorie, modifiche legislative, tagli ai fondi sono solo alcune delle picconate mosse contro l’apparato sicurezza che seppur con difficoltà, riusciva a tenere sotto controllo una situazione che stava cambiando in peggio ed in maniera pericolosa ma che negli eleganti salotti della politica non si poteva ancora dire. Cosa sbraitano ora i politici locali, specialmente coloro che poi in Aula hanno partecipato all’approvazione di leggi fatte apposta per soggiogare le Forze dell’Ordine a vantaggio di chi delinque? Nessuno può chiamarsi fuori da queste responsabilità; non certo chi ha emanato un indulto dopo appena un mese dall’insediamento al Governo; non chi ha mutilato una Legge sull’immigrazione che di fatto rende quasi impossibile eseguire un’espulsione; non chi ostacola da sempre l’utilizzo di strumenti non letali per le Forze dell’Ordine al posto delle micidiali pistole e mitragliette (legalmente e con successo utilizzati in tutta Europa ma qui no, visto che va di moda paragonarci ai colleghi europei); non chi ancora insiste per numerare i Poliziotti in ordine pubblico ma inorridisce davanti ad una identificazione dei clandestini; non chi ha votato o si è astenuto facendo passare la legge sulla tortura, una nuova arma a favore dei delinquenti ma un freno psicologico per tutti i poliziotti; non chi ha di fatto reso un arresto una procedura quasi impraticabile e quando possibile eccola trasformata in una notte in carcere e poi via; non chi approva tagli su tagli: del personale col risultato di avere i poliziotti di Trento più vicini ai cinquant’anni che ai quaranta; dei fondi, col risultato di avere materiale scassato e nuove forniture fortemente carenti. (Basti pensare che l’ultima consegna delle nuove divise operative per il personale impiegato in ordine pubblico a Trento Riva del Garda e Rovereto, che così finalmente non dovranno più rincorrere in giacca e cravatta i clandestini trentenni in scarpe ginniche (regalate da noi), è giunta senza cinturoni e senza magliette. Pistola in mano e torso nudo! La riscossa dei cinquantenni!)
Il partito trasversale dell’anti-polizia ha spuntato le nostre armi, ci ha invecchiati e spesso umiliati. Nonostante questo, il nostro lavoro lo abbiamo continuato a fare, col poco che avevamo ma con immutata passione, acquistandoci guanti per difenderci e web-cam per riprenderci sul lavoro e non finire nel vortice della gogna mediatica. Perché questo è il nostro primo pensiero quando usciamo in servizio. Non finire sotto le videocamere e le grinfie di chi ci vuole per forza tutti cattivi ed è pronto a montare processi mediatici per un po’ di notorietà, per puro odio verso le divise o per un posto in qualche partito compiacente. E’ facile e scorretto adesso riversare sulle Forze dell’Ordine il problema delle decine, centinata di persone senza controllo, senza regole ma soprattutto senza nulla da perdere che affollano Piazza Dante e si allargano in città. Lo è ancor più dopo averne sminuito in maniera così evidente la forza di contrasto, dopo aver limato le unghie e i denti alla nostra Pantera. E’ come togliere il bisturi al chirurgo, la scopa allo spazzino o la penna al giornalista. Inutile poi arrabbiarsi se il loro lavoro non riescono a farlo come si dovrebbe.
Non abbiamo bisogno di consiglieri, di bacchette magiche né di supereroi per affrontare la situazione. A noi serve la Legge. Dalla Nostra parte. E per ora non pare sia così.

Cittadini per forza

Pubblicato: 19 giugno 2017 in polizia
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A me sta storia della cittadinanza per forza ai poveri bambini nati in Italia, ricorda quella altrettanto fasulla delle recite natalizie vietate negli asili o quella del diritto ad avere due papà o due mamme.

In nome di una volontà presunta dei bambini, si soddisfano integralismi religiosi, egoismi genitoriali e sindromi da primi della classe.

Ma lasciare i bambini al ruolo di bambini , finché lo sono, sembra brutto?

Fuori dalla realtà

Pubblicato: 11 giugno 2017 in polizia

Mi chiedevo:

ma quelli che che in un momento di fortissima recrudescenza di reati informatici, spesso a danno di minori decidono di chiudere gli uffici della Polizia Postale…

che in una situazione di forte immigrazione di persone che, obiettivamente, qualche problema di convivenza lo creano, chiudono i presidi di Polizia…

che in un periodo in cui le forze dell’ordine sono spesso l’unico punto di riferimento per la gente che si vede sopraffatta in casa propria, creano delle norme che limiteranno lo spettro d’azione dei poliziotti…

Quelli insomma, ci siamo capiti, proprio quelli; che son poi gli stessi che preleviamo dagli hotel a cinque stelle o da case ben isolate e protette, che nemmeno il problema di parcheggiare o di non trovare più l’auto e portiamo ai convegni su strade privilegiate, e poi al ristorante riservato e alla conferenza entrando dal retro e poi in albergo in zona pedonale e poi fuori a cena e poi in aeroporto sala vip… mai un autobus dove pagano solo alcuni, mai una metropolitana dove ti devi sempre guardare le spalle, mai una coda in biglietteria col portafoglio infilato nelle mutande, mai al supermercato schivando mille questuanti, mai un bagno di una stazione, mai un parco coi figli schivando bottiglie e in piedi che le panchine sono territorio straniero, mai paura a rientrare tardi alla sera che tanto c’è la scorta, mai apprensione se senti rumori alla notte, mai una attesa al Pronto Soccorso sempre dopo chi che ne ha fatto una residenza…

Quelli, volevo chiedere prima di iniziare uno dei mille servizi di scorta e tutela, in che realtà vivono?

Ma non me lo chiedo più.

Addio

Pubblicato: 24 maggio 2017 in polizia
Un tempo ci dovevamo guardare solo dai criminali.

Bei tempi

Anno 2000. Javert, Ispettore della Polizia di Stato sulle Volanti, si infila i pantaloni della divisa, spesso invernali anche d’estate che di quelli estivi c’è spesso carenza. Camicia e cravatta sotto una giacca tempestata di bottoni dorati. Scarpette col tacco e cinturone bianco agggiustato con un ribattino. I guanti se li è comperati. Prova la radio portatile la cui batteria durerà qualche ora. Ha 36 anni Javert e sa che là fuori dovra guardarsi le spalle dai criminali. E questo gli da la forza di proseguire,

Anno 2017. Javert, non è più sulleVolanti. Dopo tanti anni lavora in ufficio ma molto spesso deve uscire in strada. Allora si infila i pantaloni della divisa, ancora invernali ma che non si chiudono più, che l’età qualche chilo l’ha portato, ma di nuovi non ce n’è. Camicia e cravatta sotto una giacca tempestata di bottoni dorati. Scarpette col tacco e cinturone bianco. I guanti se ne è comperati di nuovi. Prova la radio portatile la cui batteria durerà qualche ora.

Non è cambiato poi molto: ha solo qualche anno in più, Javert e sa che là fuori dovrà guardarsi le spalle dai criminali… e da chi, alla prima occasione, si schiererà dalla loro parte; sui giornali, sui media, nelle aule di Tribunale, nelle dichiarazioni di partito.

E questo, nel 2018, spegnerà quella voglia di rinfilarmi i pantaloni invernali, la giacca e la camicia…

Insofferenti a certe sentenze

Pubblicato: 14 maggio 2017 in polizia

Lettera di un vecchio sbirro ai giovani poliziotti d’oggi.

Pesta i poliziotti ma non deve essere punito.
Il giudice:”E’ insofferente ai controlli di polizia”.

Risultati immagini per giudice

Eravamo i poliziotti delle Volanti negli anni ottanta e novanta. Giubbone di pelle d’inverno e atlantica cartonata d’estate, scarpe improponibili e berretto in cordellino solo d’impaccio. Alfa Romeo fumose e di serie, agende sotto braccio, radio gracchianti e sempre scariche. Relazioni a fine turno su veline infilate a forza nelle Olivetti e sigarette troppo corte durante notti troppo lunghe.

Non avevamo l’abbigliamento dedicato, le automobili speciali e la tecnologia all’avanguardia. Mangiavamo quintali di glutine, fritti e litri di caffè; se c’era il latte non era mai scremato; bevevamo gasato, zuccherato e spesso alcolico, fumavamo senza filtro e frequentavamo più discoteche che palestre e SPA.

Sbattuti in strada, oggi, faremo la stessa impressione dei Causio, dei Rivera, dei Burgnic proiettati nel Campionato 2017. Efficaci e un po’ romantici allora, forse ridicoli oggi ma in fondo non molto diversi da voi, Volantini del 2017.

E’ da queste immagini in bianco e nero, un po’ sgranate e cariche di ricordi che mi permetto di lanciare un consiglio.

Non mollate ragazzi, anche davanti a sentenze che umiliano la vostra passione e la vostra professionalità. Portate avanti il vostro compito e credeteci, anche se a volte sembra che tutto sia contro di voi perché la gente, la parte buona, sana della società è con voi.

E a cagionare insofferenza, non sono i vostri controlli ma certe vergognose sentenze.